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Sallekhana: Quando il digiuno diventa l'ultimo atto di vita spirituale Jainista
Lo sapevi che i seguaci del Jainismo, una delle più antiche religioni indiane, possono scegliere di praticare la Sallekhana, un digiuno volontario e graduale che porta alla morte? Questa pratica non è considerata suicidio, ma un atto supremo di purificazione spirituale e liberazione dell'anima.
La Sallekhana, conosciuta anche come Santhara, è una pratica altamente rispettata nel Jainismo, intrapresa da monaci e, in alcuni casi, da laici anziani o malati terminali che sentono di aver compiuto il loro percorso di vita. Non è un atto impulsivo, ma una decisione ponderata, approvata dalla comunità religiosa e spesso supervisionata da guru. L'obiettivo è liberare l'anima dal ciclo di rinascite (samsara), distaccandosi dal corpo e dalle passioni terrene attraverso l'ascetismo estremo. La legalità di questa pratica è stata oggetto di dibattito in India, ma la Corte Suprema ha riconosciuto nel 2016 il diritto dei Jainisti di praticare questa tradizione, considerandola un elemento essenziale della loro fede.
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